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1. L'iniziativa per la disdetta sferra un attacco ai diritti di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici

L'iniziativa di disdetta dell'UDC mira ad abolire la libera circolazione delle persone con l'UE e le misure di accompagnamento per la protezione dei salari. L'approvazione dell'iniziativa metterebbe in discussione i 40.000 controlli salariali effettuati ogni anno dalle commissioni paritarie e tripartite in Svizzera. Questi controlli permettono di sanzionare le aziende svizzere e straniere che imbrogliano sui salari.

Si innescherebbe una gigantesca spirale di dumping salariale, le paghe crollerebbero e le condizioni di lavoro si deteriorerebbero. Sarebbe un attacco senza precedenti ai diritti di lavoratrici e lavoratori.

2. Il tema non è la migrazione, ma quello del profitto

Con o senza sistema di contingentamento della manodopera, l’immigrazione in Svizzera ha sempre seguito i cicli economici. In breve: le aziende riescono a procurarsi i lavoratori di cui hanno bisogno. L’effetto che hanno le quote è quello di privare alcuni lavoratori dei loro diritti.

L’iniziativa non farebbe che aumentare i problemi legati al precariato, al lavoro nero e alla pressione salariale. La Svizzera ha già vissuto un'esperienza negativa con il disumano statuto dello stagionale, che aveva spinto verso il basso i salari e aperto le porte al vergognoso sfruttamento dei migranti da parte di datori di lavoro senza scrupoli. Solo con forti diritti per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici riusciremo a imporre salari migliori e condizioni di lavoro dignitose per tutti.

3. Contro la pressione sul mercato del lavoro, abbiamo bisogno di più diritti dei lavoratori, non meno

I problemi sul mercato del lavoro sono strettamente legati alla corsa al profitto a ogni costo: negli ultimi anni i dividendi distribuiti agli azionisti hanno raggiunto livelli record, toccando i 41 miliardi di franchi versati nel 2019 per le 30 maggiori aziende svizzere. Questi profitti vengono realizzati a scapito di posti di lavoro sicuri e di buona qualità. L'abolizione della libera circolazione delle persone e il ritorno al sistema dei contingenti, come chiesto dall'iniziativa, non ridurrebbe la concorrenza sul mercato del lavoro, ma avrebbe un effetto contrario. Lo dimostra anche l'esperienza storica.

Attualmente le condizioni di lavoro sono sempre più sotto pressione e si registra un aumento del lavoro interinale, della sottoccupazione e della disoccupazione. Il divario tra i redditi elevati dei top manager e i redditi dei salariati aumenta progressivamente. Da un lato le retribuzioni dei normali lavoratori tendono a diminuire e dall’altro aumentano i bonus dei manager. Le misure di accompagnamento, i salari minimi e le condizioni di lavoro minime devono migliorare per arginare le pressioni sul mercato del lavoro e impedire il dumping salariale e la concorrenza a basso costo.

4. L'UDC non difende i lavoratori

Questo è il sogno dei miliardari dell’UDC della Goldküste di Zurigo: liberarsi dai controlli, rendere inefficaci i contratti collettivi di lavoro, indebolire i sindacati, intensificare ulteriormente la concorrenza, avere una forza lavoro ridotta a uno stato di paura costante e lavoratori migranti privati di ogni diritto e costretti ad accettare tutto. Magdalena Martullo Blocher ha detto chiaramente durante una conferenza stampa: «I CCL e i salari minimi neutralizzano ogni concorrenza, mantengono strutture inefficaci e rendono più costosa la produzione.» Come James Schwarzenbach e i suoi alleati negli anni Sessanta, l'UDC vuole trarre un profitto politico incolpando i nostri colleghi senza passaporto svizzero per tutti i problemi.